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fiori_rocciaL'area alpina orientale transfrontaliera a cavallo tra Friuli Venezia Giulia, Veneto e Carinzia, sebbene abbia fruito, negli ultimi anni, di finanziamenti che hanno permesso di ridurre gli svantaggi geografici e il divario economico con le aree collinari e di pianura, non riesce ancora a sviluppare un'azione coordinata ed organica di sviluppo sociale ed economico, sotto utilizzando, in particolare, le potenzialità rappresentate dalla presenza di un ricco patrimonio naturalistico e paesaggistico e di numerose aree naturali protette già strutturate e organizzate.

L'arco alpino orientale vede la presenza di ambiti territoriali simili per orografia, geologia e valenze naturali dove sono presenti le medesime specie faunistiche e botaniche, endemiche di un'area ristretta.

L'elevata naturalità dell'area è dimostrata dalla presenza di numerosi siti Natura 2000: Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), istituiti ai sensi delle direttive 92/43 CEE e 79/409/CEE, che, in alcuni casi, presentano una quasi completa sovrapposizione territoriale con le aree naturali protette, ovvero dai parchi e dalle riserve naturali.

Si tratta di un sistema di aree naturali, in parte già organizzato nella Rete Alpina delle Aree Protette e nella "Convenzione per la tutela delle Alpi" che conduce e coordina iniziative e studi sul territorio protetto dell'Arco Alpino.

All'interno dei parchi naturali e delle aree limitrofe sono presenti strutture per la fruizione turistica dei siti che, se debitamente gestite e integrate con le strutture turistiche, possono favorire uno sviluppo sociale ed economico dell'area ecocompatibile.

Tuttavia è diffusa tra chi risiede in queste aree l'idea che la presenza di un'area naturale rappresenti un limite allo sviluppo del territorio piuttosto che uno strumento per il suo sviluppo che integri la tutela della natura con le attività economiche e le esigenze sociali e culturali dei residenti.